Il mio nome è mai più – Appello per la Pace in Siria

 

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Se pace vogliamo, pace costruiamo.

Sabato accolgo l’invito del papa a digiunare e pregare per la pace in Siria.

E rilancio.

“Il mio nome è mai più” fu scritta contro la guerra.

Condividiamola, ricordiamo al mondo che la guerra non è mai giusta.

Che con le bombe non si costruisce una democrazia.

#paceinsiria

Firmate la petizione su Change.org

http://www.change.org/it/petizioni/siria-se-vuoi-la-pace-prepara-la-pace-paceinsiria

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KURDISTAN: Migliaia di siriani attraversano il confine

La foto scattata sul confine iracheno mostra l’attraversamento di un ponte di nuova costruzione da parte di centinaia di persone. Secondo le Nazioni Unite sarebbero tra i 5 mila e i 7 mila i profughi entrati in Iraq dalla Siria solamente nella giornata odierna.

 

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Sarebbero 7 mila le persone che hanno attraversato il confine siro-iracheno su di un ponte di nuova fattura nelle giornate di oggi, martedì 20 agosto. A riportarlo, una nota dell’ UNHCR, l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati. Il movimento di un così grande numero di persone, continua la nota, risulta del tutto particolare: infatti nei mesi passati c’erano già stati degli attraversamenti di confine da parte di profughi siriani ma mai così imponenti.

La situazione anche se eccezionale è stata subito monitorata dall’ONU che assieme alle autorità locali del Kurdistan ha preparato un piano di accoglienza straordinario. Molti dei profughi infatti avrebbero dichiarato di essere parenti con persone che già vivono in Iraq o comunque conoscenti di iracheni.

La situazione dei profughi siriani ad oggi è allarmante con circa 2 millioni di profughi in totale registrati o richiedenti asilo dall’inizio della guerra civile, due terzi dei quali solo in quest’anno. Ci sono anche 684,000 siriani Libano, 516,000 in Giordania, 434,000 in Turchia, 154,000 in Iraq, and 107,000 in Egitto.

Domenico Quirico LIBERO!

AGGIORNAMENTO 9/09/2013

È di ieri sera la notizia della liberazione del giornalista de La Stampa Domenico Quirico dopo 5 mesi di prigionia. Assieme a lui è stato liberato anche il professor Pierre Piccinin.
Un’ottima notizia subito commentata dal ministro degli esteri Emma Bonino e dal presidente del consiglio Enrico Letta. Un ritorno a casa che riempie di gioia tutti ma che si prospetta anche utile per l’analisi che l’esperto giornalista farà della sua prigionia e della situazione siriana attuale.

Bentornato Domenico!

AGGIORNAMENTO ORE 22.21 del 06/06/2013

Quasi profetico il primo aggiornamento di oggi, il giornalista Domenico Quirico ha chiamato la moglie confermando le indiscrezioni che lo davano per vivo. A darne notizia è il direttore de LaStampa Mario Calabresi con un video. Il giornalista avrebbe avuto una rapida telefonata con la moglie, subito chiusa, ciò fa capire come la situazione del’inviato sia ancora appesa ad un filo. Dal ministero degli Esteri e dalla Farnesina vengono confermati i contatti ma anche da parte loro vige l’assoluto riserbo sull’avanzare della situazione. La posizione è quella di Al Qusayr, una cittadina del Governatorato di Homs, teatro negli ultimo giorni di violenti scontri che hanno portato alla conquista della città stessa da parte delle forze governative anche grazie all’aiuto di miliziani libanesi di Hezbollah.

Si spera che la situazione si sblocchi positivamente al più presto, sia per lui che per il collega Piccinin.

AGGIORNAMENTO ore 10,30 del 06/06/2013

Campeggia ormai da settimane il fiocco giallo. Nessuna notizia di Domenico Quirico. Speriamo che la prossima modifica di questo post porti una migliore notizia. Per ora pubblico il video appello delle figlie.

Di seguito il testo dell’articolo originale:

Quando uno scrive si aspetta di dover scrivere qualsiasi articolo, ma spera di non doverne scriverne mai come il seguente.

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Domenico Quirico

Oggi è la giornata mondiale sulla libertà d’informazione, giornata proclamata dall’Assemblea Generale dell’ONU nel 1993

“per celebrare i principi fondamentali della libertà di stampa, per valutare la situazione della libertà di stampa in tutto il mondo, per difendere i media dagli attacchi alla loro indipendenza ed offrire un tributo ai giornalisti che hanno perso la vita nell’esercizio della loro professione.”

Quest’anno il giornalismo italiano, più in generale chiunque faccia informazione nel nostro Paese, dovrebbe fermarsi a riflettere e condividere l’accorato appello di Articolo21 al quale decine di giornalisti e operatori hanno già risposto. Un giornalista italiano, Domenico Quirico, è da giorni disperso in Siria e nessuno ha contatti. La notizia è stata un fulmine a ciel sereno ed è stata data dal direttore de La Stampa ad inizio settimana dopo che, in accordo con la famiglia, si era deciso di rendere pubblica la scomparsa.

Quirico era il classico giornalista di altri tempi: inviato per La Stampa, aveva coperto ultimamente le vicende in Mali e la guerra in Siria. Un giornalista tutto d’un pezzo che evitava la tecnologia e predicava l’attenzione minuziosa quando si era al di là del fronte.

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Pierre Piccinin

Ma ci tengo a ricordare che con lui è scomparso anche Pierre Piccinin, professore belga, attento studioso della rivoluzione siriana. Anche di lui, come di Quirico, si sono perse le tracce.

Ho avuto il piacere e l’onore di conoscere sia Domenico che Pierre durante una conferenza a Torino, proprio sulla situazione siriana. Fu lì che capii per la prima volta la differenza tra il giornalismo storico e quello di oggi.

“Il giornalista è quello che si consuma le suole andando in cerca di notizie, non quello che aspetta l’agenzia”

Questo il grande insegnamento che mi trasmise Quirico, in un semplice incontro. Per questo oggi campeggerà sul mio blog il fiocco giallo, simbolo di solidarietà scelto da La Stampa e dai suoi colleghi, affinché la situazione si sblocchi e i due riescano a tornare a casa dalle loro famiglie.

Fare informazione non serve solo per farsi pubblicità o cercare di scalari chissà che classifiche, serve per raccontare il mondo e coloro che non possono essere raccontati. Pierre e Domenico si erano messi in gioco, come Amedeo Ricucci e i suoi colleghi poco tempo fa, per raccontare una guerra che sembra non esser mai scoppiata. Condividere questo appello è una piccola goccia che spera di essere una delle tante e magari la più piccola, confidando in una rapida risoluzione della vicenda.

AGGIORNAMENTO al 18/05/2013

Quest’oggi è uscita la notizia: “Al momento non abbiamo alcuna informazione”, ha detto il presidente siriano al quotidiano argentino Clarin. “Quando abbiamo informazioni su qualsiasi giornalista entrato illegalmente, le trasmettiamo al Paese” di origine dell’inviato, ha spiegato Assad, in riferimento a Quirico e a un altro giornalista scomparso in Siria, l’americano James Foley. – ANSA

Il testo dell’intervista completa è invece a questo link.


Tremseh, un massacro tra luci e ombre

Scontri ad Aleppo

Momenti bui per la diplomazia internazionale.

Sconvolgono i vertici dell’Onu le immagini del massacro  avvenuto nella località di Tremseh in Siria, 22 km a Nord di Hama. Secondo i ribelli le forze armate di Assad avrebbero utilizzato armi pesanti, carri armati e elicotteri, per attaccare il villaggio, mietendo vittime civili.

La notizia è subito rimbalzata sui social network e sulle all news di mezzo mondo attraverso un comunicato dell’Osservatorio Siriano per i Diritti dell’Uomo, dove veniva denunciato l’attacco e la necessità di intervento dell’Occidente.

Una riflessione va però fatta. In serata un giornalista tedesco de NOS Nieuws, uno dei pochi giornalisti presenti sul campo, ha pubblicato questo tweet:

In tremzeh molte case, auto e scuole distrutte. Nessun corpo. Niente sangue.

Subito sono iniziati i contatti con il suddetto giornalista che nella diretta tweet continuava a narrare l’insufficenza di prove che dimostrasse un ennesimo massacro, la mancanza di colpi di arma pesante.

La sua ricostruzione sarebbe simile a quella data dai media locali, che parlavano di uno scontro a fuoco tra terroristi e forze governative, ma lontana anni luce dal report che hanno redatto gli osservatori Onu dell’UNSISM e che è finito sulla scrivania di Ban Ki Moon, il quale ha commentato: “L’inazione è una licenza al massacro”.

Nel comunicato infatti si evincono i passaggi in cui viene confermato l’usi di armi pesanti contro le case. In risposta il Segretario Generale dell’ONU ha rilasciato il seguente comunicato dove sottolinea la necessità di intervento per una transizione pacifica in Siria, condannando duramente il regime di Assad e auspicando un unione di intenti delle nazioni affinchè il piano Annan venga attivato con successo.

In giornata sono arrivate le secche smentite da parte del governo di Damasco, il quale conferma l’assalto ad un gruppo di terroristi provenienti dalla Turchia.

Intanto arrivano filmati da Aleppo che testimoniano le manifestazioni dopo il massacro di Tremseh, segno che il popolo siriano è stanco di questi continui eccidi nel nome di Assad.

Manifestazioni ad Aleppo

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La diplomazia intanto cerca di fare passi avanti: domani ci sarà un incontro‏ tra il premier Vladimir Putin e l’inviato speciale Kofi Annan per discutere le misure da proporre al prossimo vertice ONU, visto il continuo veto della Russia in merito alla questione siriana.