Tormentone Jovanotti: quando il pop conquista la sinistra

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Ci vuole pioggia vento e sangue nelle vene…

Si, sono anche io uno dei tanti che di lunedì sera accende la televisione su Rai1 e si guarda Jovanotti. Perchè? Perchè per prima cosa è la prima volta che sperimento l’HD della RAI, visto che fino alla settimana scorsa l’azienda pubblica me lo faceva saltare un giorno si e l’altro anche e poi perchè male non fa, farsi un viaggio nella cultura pop. Si, proprio quella cultura che in molti criticano ma bene o male ci sono dentro, quella cultura che tutti bollano come conformismo e la evitano facendo gli alternativi. Ma se tutti sono alternativi, non è che sono loro i conformisti?

Poi si parla sempre tanto di Jovanotti. Oggi ad esempio è rimasto stabilmente sulla mia bacheca di Facebook grazie all’intervista rilasciata a La Stampa, firmata Gramellini. Già, il vicedirettore di uno dei più importanti quotidiani italiani e ormai celebre scrittore di romanzi, intervista la star pop. Lorenzo, uno a cui piace un pò di tutto: dalle scarpe dei fascisti alle moto dei rossi comunisti. Un qualunquista? Semplicemente, a detta sua, superficiale. Talmente superficiale che lo affascina la parola crescita e Renzi come via di fuga per una nuova dimensione di PD: il più grande spettacolo dopo il big bang?

Torniamo però al Jova e alle sue canzoni: perchè alla fine lui fa quello di mestiere e fin dal 1991 non sbaglia un colpo. Se vuoi una hit italiana marcata pop lui è il primo della lista e puoi passare dai trentenni ai quindicenni che qualcuno che sa a memoria il suo ultimo pezzo lo trovi. Il quarantenne ricorderà la prima volta con la sua ragazza sulle note di Serenata Rap, mentre il diciottenne correrà a prendere la sua nuova fiamma sulle note di Ti porto via con me. Colonne sonore di vite comuni, come è sempre stato il pop.

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Allora mi chiedo: non è che la maggioranza della popolazione italiana abbia voglia di questa pop pieno di gioia e allegria? Anche i più estremisti sono sicuro che si farebbero un sorriso ascoltando per bene i suoi testi, poi ci metti una musica allegra sotto e la giornata svolta da sè.

Ma allora il mito del ragazzo pop è quello che viene votato e che piace? Quello superficiale che fa muovere le folle solamente con la sua presenza, perchè bene o male lo spirito per far festa ce l’ha? Bene, abbiamo allora trovato la ricetta per questa Italia stanca e fiacca. Abbiamo trovato la chiave di volta per vincere, ma non ditelo troppo forte a quelli dell’apparato.

Ora, non voglio sconvolgere più del dovuto, ma forse questo spirito pop che da tempo aleggia sulla sinistra nostrana è davvero il motore di questo cambiamento. Cambiamento che casualmente fa rima con gioventù? Proprio quello.

Iniziamo un pò tutti a pensarla così questa sinistra, un pò giovane dentro, pronta a cavalcare verso nuovi lidi ma con radici sicure a cui rimanere ancorata.

Perchè alla fine lui sarà superficiale e magari non piacerà a tutti, ma intanto Cuore l’ha scritta di getto dopo il tritolo di Capaci.

Lui non un altro.

Quindi, ragazzi, fermatevi e pensate al discorso dei puntini, alle rime fatte su semplici giri di chitarra, all’arcobaleno di colori dei suoi concerti.

Ecco, fissate il tutto bene in testa.

Sarà il motivo che da oggi, ed ora in poi, sarebbe bello portarci dietro.

Per il resto: penso positivo, possiamo farcela!

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Post scriptum per i lettori occasionali: questo articolo è stato scritto senza faziosità e non vuole essere un endorsement verso questo o quel personaggio. Semplicemente un insieme di idee, colori ed emozioni che farebbero della sinistra odierna un partito a cui i giovani, potrebbe guardare, sapendo di trovare vitalità e saldi principi.

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Mafie e dintorni #10 – Elezioni a Roma: il voto di scambio è di Casa(monica)

UNA PRATICA VECCHIA COME LA CITTA’ – Il voto di scambio, è risaputo, è quella pratica che permette ad un candidato di promettere soldi o altre utilità in cambio di un voto, singolo o collettivo. L’urbe oltre ad essere la culla della civiltà attuale è stata anche la prima a predisporre metodologie alternative per poter avere il potere. Allora, se si spulciano le cronache dei tempi si vedono processi contro importanti figure storiche, accuse di corruzione che poi poco a poco diventarono prassi. Normale non stupirsi se oggi, alla vigilia del ballottaggio che assegnerà la poltrona di sindaco a uno tra Alemanno e Marino, il voto di scambio è un tema sentito ma allo stesso tempo soffocato.

 

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Mafie e dintorni #7 – Tra antimafia e lotta alla corruzione, Letta non fa i conti con gli alleati


A CHE TEMPO CHE FA
alcuni giorni fa il Presidente del Consiglio Letta è stato invitato da Fabio Fazio al suo salotto serale per dargli l’occasione di presentare il programma di governo in prima serata. Una chiacchierata a tarallucci e vino, il classico tappeto rosso per il nuovo esecutivo per dimostrare che poteva dire qualcosa di sinistra e sopratutto qualcosa di sensato per il Paese. Tutto fila liscio finché il buon Fazio con calma domanda al neo Presidente, tra uno spread e una battuta sull’IMU, il perché non si fosse ancora sentita la parola lotta alle mafie nell’agenda del governo, richiamando una dichiarazione di Veltroni ed un tweet di Saviano.

Letta alla consegna del braccialetto bianco

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ARTICOLO

Questo Governo s’ha da fare! – Lettura semi seria dell’oggi politico

http://vauro.globalist.it/
http://vauro.globalist.it/

Pasqua è passata, ma le riflessioni sulla situazione politica attuale sono rimaste sempre lì.

Vista la brillante analisi fatta da Federico Sbandi su Dailystorm direi che un paio di considerazioni si possono fare.

 
Chi vince:

1) Napolitano: è lui il vero vincitore morale e istituzionale di questa tornata elettorale. Dall’elezioni di Monti si era posto a garante della democrazia e ora, non potendo riscaldare la minestra con un nuovo governo tecnico, ha optato per una costituente di larghe intese per far avanzare punti programmatici di unità nazionale. Si è passati da Gandalf agli Efori di 300 giusto per fare un paragone cinematografico, spero che gli amanti del Signore degli Anelli non si scandalizzano per l’associazione Monti/Gandalf.

2) Monti: Inevitabilmente il perdente con più successo d’Italia, fosse un calciatore, avrebbe già la fila di club per ingaggiarlo. Chi ha mai visto uno che prende scoppole a destra e sinistra rimanere al Governo?

3) I 10 saggi: Essendo ben descritti su La Repubblica si evita la ripetizione, come si evita di ripetere la crociata femminista fatta da si e no qualsiasi giornale nei giorni precedenti. Le pioggia di critiche del popolino è che son vecchi e son uomini, i partiti si dicono dapprima dalla loro parte. Successivamente danno la fiducia a tempo. Chissà, intanto gli Efori de noi altri, i nostri semi-costituenti, si riuniranno martedì cercando di capire perché Napolitano abbia scelto proprio loro.

Chi ha perso:

1) Il sociale: Bersani aveva lasciato di stucco per aver persino convocato Paperino e Goku per le consultazioni che quasi nessuno si era accorto che i primi interlocutori erano stati proprio gli esponenti del mondo del sociale. Il buon Napolitano ha invece creduto inutile mischiare gente di strada con algidi banchieri. A voi i commenti.

2) La democrazia: Articolo 94 della Costituzione dice che il Governo deve esser eletto dalle Camere. Adesso non si vuole insinuare che sia in atto un colpo di Stato, si sottolinea solo una situazione molto critica, sopratutto vista la precedente attuazione di un governo tecnico. Martedì si scoprirà la reale natura dei dieci saggi ma è quasi scontato la deriva in un governo pseudo-tecnico anche perché di governo politico non sembra esserci l’ombra.

3) Il Toro: Non c’entra nulla con la lettura politica ma veder perdere la propria squadra 5 a 3 contro il Napoli mentre stai concludendo il pezzo ti fa venir voglia di buttare tutto. Presidente del Consiglio voglio un Cavani: uno che sappia trovare la via migliore per segnare anche se schierato dopo un viaggio intercontinentale senza riposo.

Chi pareggia:

1) Grillo: Il suo Movimento sta reggendo la tempesta senza alcuna defezioni, tanti mal di pancia, ma nessuna fuga. Un semi-miracolo per uno che ha ribaltato nel giro di due settimane il sistema comunicativo di vecchio stampo lasciando il fior fiore del giornalismo a bocca asciutta. Un uomo di facciata secondo alcuni, un genio del nuovo Web per altri. Un guru che quasi supera il maestro Casaleggio. Occhio che però la notorietà fugge come è arrivata.

2) Berlusconi: Lui e non il PDL si è salvato. Zitto zitto è riuscito con la sua parte di proposte indecenti a non far combinar nulla al PD, puntando solo e solamente al posto più ambito. Uno che ha retto il devastante apporto mediatico del M5S recuperando i voti dei suoi (anche se per strada ne ha persi un bel pò).

3) Gli speculatori: Pensavano di farsi un bel regalo di Pasqua scommettendo sulle dimissioni di Re Giorgio, mancando per poco il colpaccio. Rimangano ai lati del ring come avvoltoi in attesa. Si spera per il più lungo tempo possibile.

Infine un appello: se pensate che il mondo vi racconti balle e che nessuno vi dia informazioni giuste, al posto di cadere in tentazione e legger il blog di quello che ha come simbolo le 5 stelle, fatevi un giro su Dailystorm.

Endorsement dovuto ad una testata che del cambiamento fa il suo veicolo, passeggero e conducente.

And remember: “Un occhio al mondo, uno alla realtà”.

Capitano, mio capitano! – Quando il timonier Bersani si mette a sfidare gli iceberg

Questa mattina alle 10 si è consumato il primo vero, e unico, cambiamento nella storia della terza repubblica (perchè si, siamo arrivati anche alla terza). Le consultazioni sono state compiute via streaming e hanno avuto il loro effetto: tutti i grandi esperti di comunicazione, nuovi media e politologi di serie A e serie B si sono lanciati in una moltitudine di analisi che lascio voi consultare in separata sede non essendo io un esperto.

Andando oltre lo studio della strategia comunicativa può essere un ottimo spunto di riflessione notare come i tre attori si cimentino nel ruolo con una naturalezza fuori dal normale. Il velo viene squarciato fin dalle battute iniziali: la capogruppo M5S alla camera Roberta Lombardi si lancia subito in un invettiva denunciando che le parole dette da Bersani ricordavano molto i salotti di Ballarò e che erano anni che le sentiva, ritenendole inutili. Dall’altra parte il capogruppo al senato Crimi tentava di interpretare il malumore della collega traducendolo nel linguaggio “del palazzo” ma senza grandi risultati. Davanti a loro il presidente incaricato Bersani e Letta si guardavano perduti.

“Capitano, mio capitano, dove diavolo siamo finiti? Questi pensano di essere a Ballarò! Mica han capito che hanno milioni di persone che dipendono da loro”  urlavano gli occhi Letta fulminando di tanto in tanto la schiera di grillini che dietro ai capigruppo si lanciava in avvincenti partite a Ruzzle. Pierluigi, da parte sua, si asciugava la fronte imperlata di sudore e cercava di tradurre il suo “politichese” in casaleggiese 2.0, tentando anche di ricordare che il PD di streaming se ne intende. Nulla di fatto. Dopo una mezz’ora, allungata stile caffè americano solo per rendere il tutto un minimo istituzionale, i capigruppo del Movimento 5 Stelle hanno chiuso la porta in faccia a Bersani & co. chiamandosi fuori da qualsiasi responsabilità.

104 timoniere

Ora il timoniere si ritrova con una nave alla deriva e con la costa sempre più lontana. La ventata di cambiamento portata in parlamento dal Movimento potrebbe fermarsi prima di quanto si pensasse. I neoparlamentari oltre a scannarsi sui social network, rimanere chiusi dentro la camera, altro non han fatto, sintomo che il cambiamento fosse qualcosa di desiderato e che forse non fossero pronti a metterlo in atto. Tra Camera e Senato le proposte di legge sono state pari a zero: la motivazione data è che non avevano a disposizione le conoscenze per farle. Il fenomeno di massa che ha convogliato diverse nature si è espresso in modo anomalo, visto che secondo alcuni si può identificare come una sorta di copia venuta male delle proteste degli indignados spagnoli o dei movimenti occupy in giro per il mondo. A differenza dei loro partenti i pentastellati erano riusciti a oltrepassare il muro anche rimanendo nelle barricate. La loro cocciutaggine li ha spinti a voler vincere anche da secondi e la richiesta di poter esser loro a governare come unica forza la dice lunga.

Il prossimo futuro si prospetta grigio qualora il timoniere non riesca a trovare un contrappeso, che a questo punto possono solo essere le classiche casse di pesce morto che si dimenticano nella stiva ma che ora potrebbero stabilizzare un minimo la barca. Un accordo col PDL allora diventa quasi fattibile a meno che Napolitano corra il rischio del salto nel vuoto e ipotizzi un governo a fiducia monocamerale, sperando nell’appoggio grillino almeno per le riforme in agenda.

“Capitano, mio capitano!” Urlano dalla plancia. Il capitano  si alza, timone stretto tra le mani, grida: “Oh, ragazzi, siam mica qui a fare lo slalom tra i ghiacci eh?” Comica chiusura, sperando che il buon timoniere trovi il giusto vento. Perché nessuno sa quanto la nave Italia possa ancora rimanere a galla.