Mafie e dintorni #32 – Stanare i corrotti nelle università, la nuova sfida di Libera

La campagna Riparte il Futuro guarda agli atenei. Dove troppo spesso i giovani italiani si formano tra raccomandazioni e favoritismi. Contrapponendovi il silenzio

“Intervista pubblicata su Dailystorm”

Clientelismi e baronato. Parole che si sentono spesso nei corridoi delle facoltà e una realtà che da anni danneggia il sistema universitario italiano. Libera e Gruppo Abele, promotori di Riparte il Futuro, la più grande campagna digitale contro la corruzione a livello europeo, lanciano un nuova sfida. Si chiama “Trasparenza nelle università” il ramo della campagna che rivolge alcune proposte a tutti gli atenei italiani. Ne parliamo con Leonardo Ferrante, responsabile scientifico della campagna Riparte il Futuro ed ex-allievo del Master APC di Pisa, primo in Italia ad occuparsi della lotta alla corruzione.

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Ritenete il fenomeno corruttivo negli atenei italiani è percepito o latente?

È tutt’altro che latente e, come spesso capita quando si parla di corruzione, difficile da quantificare perché fenomeno oscuro. Ma sono certo che chi è ha frequentato anche solo un giorno di università ha ben chiaro quali sono quei fenomeni che rischiano di mettere in ginocchio il sistema pubblico. Ecco un punto importante: denunciando la corruzione, non vogliamo gettare sfiducia nei confronti delle istituzioni, quanto garantirle tenendone ai margini corrotti e corruttori. Vogliamo un’università pubblica per come da costituzione: quanto più gratuita possibile, accessibile e aperta a tutti, in grado di premiare chi merita davvero e non chi accetta compromessi al ribasso, baronati, raccomandazioni. Non dimentichiamoci poi che università e scuola sono anche strutture edilizie, e a breve scoprirete che cosa vogliamo fare anche su questo.

Tra le vostre richieste viene dato ampio spazio al whistleblowing. Come può essere applicabile all’interno di un ateneo?

Come detto, se la legge nazionale fissa i paletti di base, ogni ente pubblico può impegnarsi a migliorare al proprio interno la predisposizione verso queste pratiche dotandosi di una politica ad hoc. In quel caso, i paletti li abbiamo voluti fissare noi, e sono tre: tutelare chi segnala illeciti a cui ha assistito, proteggere tutti e a tutti i livelli, garantire canali di segnalazione certi e semplificati. Per il dettaglio, è possibile leggere appunto la petizione: www.riparteilfuturo.it/istruzione

Se dovesse dare un consiglio ad un giovane precario che si trova di fronte ad uno di questi fenomeni, cosa consiglierebbe?

La lotta all’illegalità non è una politica per le buone coscienze, ma certamente è anzitutto un problema di coscienza. Di fronte al dilemma etico ci troviamo in molti. In tempi di crisi diventa davvero molto difficile, ma sono convinto che se saremo in tanti a segnalare illeciti ci ritroveremo presto in un mondo in cui non abbiamo bisogno di loro, cioè dei corrotti. Molto spesso siamo noi stessi i primi a riconoscer loro questo potere, che in realtà è un’enorme menzogna. Questa menzogna, cioè del considerarsi importanti, unisce i corrotti ai mafiosi. Entrambe le categorie giocano sul potere delegato e sul consenso interessato. Rompiamo quindi il silenzio complice, molto spesso una vera e propria omertà, e segnaliamo ogni episodio illecito riportandolo alle istituzioni competenti.

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Oltre le nuove norme in materia quali possono essere altri strumenti per contrastare la corruzione?

Approvare leggi non basta. Occorre esercitare il monitoraggio civico anche nei confronti delle istituzioni locali e di tutti gli enti di pubblica amministrazione. E’ la legge 190 del 2012 che, seppur estremamente migliorabile, ci ha affidato questa responsabilità, un vero e proprio diritto/dovere di fare la nostra parte. Per troppo tempo abbiamo pensato che bastasse delegare per adempiere al proprio ruolo: alla politica, alla magistratura, a pochi saggi. Non è più sufficiente, perché grazie agli strumenti web e soprattutto al decreto sulla trasparenza del 2013 possiamo domandare l’accesso a tutta una serie di dati fondamentali in grado di informarci su come si spende, come ci si organizza, come si prendono le decisioni. Per questo sono nate le nostre petizioni rivolte al mondo della salute, accompagnate da un monitoraggio dei siti delle aziende sanitarie assieme al progetto Illuminiamo la Salute.

E i singoli cittadini come possono contribuire?

Possiamo segnalare e denunciare i casi di corruzione a cui assistiamo mentre viviamo i nostri luoghi di lavoro. Gli inglesi chiamano whistleblowing questa pratica e dal 2012, sempre grazie alla legge Severino, è riconosciuta anche in Italia. Purtroppo la legge è troppo generica e lascia aperti rischi: non è un caso che in Italia siano pochissimi a segnalare. Ecco perché le istituzioni dovrebbero farsi garanti per chi vuole rompere il muro del silenzio, migliorando le forme di tutela. Poi ci vuole una profonda battaglia culturale per cambiare la percezione comune di chi segnala l’illegalità: non spione, delatore, impiccione, ma cittadino attento al bene di tutti. Se da un lato all’Europa, tramite Restarting the Future chiediamo a tutti i 28 Paesi dell’Unione di tutelare chi segnala, al tempo stesso lo pretendiamo anche dalle istituzioni più piccole. Le università sono il nostro soggetto prescelto, perché il diritto allo studio è in cima alle nostre priorità.

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Mafie e dintorni #30 – Libera alza il tiro e la politica resta indietro, bilancio di Contromafie

Commento | «Non faremo sconti a nessuno». Con queste parole Don Luigi Ciotti ha chiuso la terza edizione degli Stati Generali dell’Antimafia che si sono tenuti a Roma tra il 24 e il 26 di ottobre. Così inizia una nuova stagione della lotta alle mafie

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A Roma si sono incrociati i diversi mondi dell’Antimafia invitati da Libera, associazione che proprio quest’anno celebra i venti anni dalla sua nascita, confrontandosi su sei tematiche che poi hanno dato vita ai dieci punti del manifesto. Contromafie non è stato un semplice evento mediatico ma una palestra di idee e proposte, in cui si è guardato al passato ma sopratutto si sono gettate solide basi per il futuro. In una crisi economica come quella in cui versa l’Italia le mafie riescono a sopravvivere e a compattarsi mentre il contrasto alla criminalità organizzata passa in secondo piano. I partecipanti ai gruppi di lavoro si sono confrontati su come cambiare le dinamiche socio-economiche del paese.

Dieci punti sono il risultato del lavoro di più di trenta gruppi di lavoro che durante Contromafie si sono confrontati, condividendo esperienza e prospettive, su quello che sarà l’agenda da seguire per la lotta alla criminalità organizzata. Punto focale del manifesto è la creazione di un nuovo modello di welfaretramite una riforma fondata sul reddito di cittadinanza, che possa restituire dignità a tutti e togliere manovalanza alle mafie, senza dimenticare il riutilizzo sociale dei beni confiscati ai mafiosi. Ma che tenga anche conto anche dell’importanza del diritto allo studio e dell’informazione nella vita democratica del paese, tutelando i giornalisti da querele e minacce. Dal manifesto si nota come la lotta non sia solo più contro la mafia in sé ma anche contro la corruzione. È stata la stessa Libera a lanciare la più grande campagna di mobilitazione contro la corruzione a livello europeo, Riparte il Futuro. La conclusione del manifesto è dedicata all’inserimento dei reati ambientali nella legislazione italiana, battaglia da tempo dimenticata anche se davanti alla Terra dei Fuochi e al business del traffico dei rifiuti va riportata alla ribalta.

 

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Mafie e dintorni #28 – Voto di scambio, il provvedimento ancora non passa: “altra utilità” è un tabù

Passa con 310 voti favorevoli e 61 contrari il ddl sul voto di scambio alla camera. Ora il disegno di legge ritornerà al senato per la seconda volta. Plausi dal governo e dalla maggioranza, critici Movimento 5 stelle e Agende Rosse

TELENOVELA ANTIMAFIA – Se la storia doveva ripetersi, così è stato. Nella giornata di venerdì è stato approvato in aula il testo del 416ter, norma che regola lo scambio politico mafioso di voti, che un mese fa era passata al senato, dove ora la attende un nuovo passaggio. Più che una riforma questa vicenda sta diventando un’amara telenovela, con i deputati di Forza Italia che ad inizio settimana avevano presentato 1000 emendamenti per bloccare la legge e una verifica di costituzionalità. Affossata la seconda, la lettura degli emendamenti ha portato ad una revisione del disegno di legge e l’aggiunta di alcuni correttivi alla legge passata in Senato. «E’ un testo eversivorispetto alle garanzie costituzionali della nostra libertà politica e democratica, un’arma impropria in mano a chi vuole colpire un’attività politica anche inventando situazioni di illecito» Queste le dichiarazioni che Renato Brunetta aveva rilasciato nella giornata di lunedì scorso, dopo la discussione alla Camera dei Deputati sugli emendamenti alla legge. Parole dure che fanno comprendere l’opposizione completa di FI, alla quale si è aggiunto anche il partito di Alfano.

Lo stop metteva in serio pericolo l’approvazione del provvedimento prima delle prossime elezioni e per il quale l’associazione antimafia Libera ha più volte chiesto di far presto. Discussione che è passata tra i banchi della maggioranza in concomitanza delle riforme sul Senato – particolare da tenere a mente -, che ha inevitabilmente condizionato i rapporti di forza nella maggioranza e che ha portato all’accordo tra  PD e il centro destra.

 

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Mafie e dintorni #27 – Mafie, i beni confiscati dall’Italia all’Europa: un percorso ad ostacoli

A 18 anni dalla Legge Rognoni-La Torre, Libera ragiona su come aggredire le mafie, a cominciare dalla confisca dei beni, che sbarca anche in Europa

LE MAFIE RESTITUISCONO IL MALTOLTO –  “La confisca è lo strumento più valido per aggredire i patrimoni mafiosi, rendendo i crimini dei boss non paganti e pertanto inutili. Va fatto qualcosa di più per l’uso sociale di questi beni condivisi. Non è un mercato, c’è il sangue e la vita delle persone”. Con queste parole Don Luigi Ciotti ha esortato la numerosa platea riunita a Roma per il Forum nazionale dei Beni Confiscati che ha visto la partecipazione di oltre 400 realtà associative, istituzioni di vario grado, il sindaco di Roma e tre ministri. A 18 anni dall’approvazione della legge che prevede il riutilizzo sociale dei beni confiscati l’associazione Libera ha voluto riunire tutti le associazioni e le istituzioni che in questi anni sono state parte di questo riutilizzo, per fare il punto della situazione e traccia le linee guida per una possibile riforma.

I numeri dati nel convegno “le mafie restituiscono il maltolto” sono da capogiro: l’Agenzia dei Beni Confiscati nel suo ultimo report quantifica in 12.946 i beni confiscati in Italia, di cui 11.238 immobili e 1.708 aziende. Di questi il 35% del totale sono in gestione all’agenzia stessa, mentre il 52% è stato destinato. Nella sola città di Roma sono 361 i beni in totale, 107 quelli in gestione, 197 quelli destinati e consegnati. Discorso a parte per le aziende: sono 1.211 quelle ancora in gestione dell’Agenzia nazionale, mentre 497 sono uscite dalla gestione per essere destinate alla vendita, liquidazione o procedura di fallimento.

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Mafie e dintorni #16 – People have the power: concluso il IV raduno dei giovani di Libera

Si è concluso il IV raduno dei giovani di Libera tenutosi a Marsala dal 24 al 29 luglio dal titolo ‘People have the power’. Un incontro con  tema principale il potere e tutte le sue sfaccettature analizzate tramite conferenze, dibattiti, spettacoli teatrali e testimonianze.

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TUTTI A MARSALA – Si è svolto a Marsala quest’anno il IV raduno nazionale dei giovani di Libera, precisamente a Villa Genna, in Contrada Spagnola. In 300 da tutta Italia si sono accampati nel grande giardino della Villa, riaperta appositamente per l’occasione. I giovani hanno passato cinque giorni seguendo il tema portante dell’avventura: “People have the power”. Ed è proprio con il concetto di potere che il presidente onorario di Libera, Nando Dalla Chiesa, ha aperto il raduno nel pomeriggio del 24 agosto.

Potere declinato tra esser sostantivo, quello utilizzato dalle organizzazioni criminalie il potere verbo che appartiene invece a tutti coloro che si adoperano per sconfiggere il potere sostantivo. Potere che è insito nella mafie ma che viene assunto a divisore trasocietà legale e società illegale. Un binomio che amplia il concetto di mafia aggiungendone la componente della zona grigia, potere politico ed economico, che la foraggiano e la sostengono. Durante tutto il raduno si sono poi presi in esame diverse prospettive di intendere il potere partendo da quello politico, toccando quello mafioso con un’approfondimento sulla trattativa Stato-Mafia con il giornalista di Repubblica Attilio Bolzioni e concludendo con quello economico parlando di finanza mondiale e lotta alla corruzione.

Mafie e dintorni #12 – Mafie, “L’altra Valle d’Aosta”: Presentato il dossier di Libera

“L’Altra Valle d’Aosta: ‘Ndrangheta, negazionismo e casi irrisolti ai piedi delle Alpi” questo l’enigmatico titolo della pubblicazione di Libera e Narcomafie a cura di Libera Valle d’Aosta. La domanda che si rincorre per tutte le cento pagine di questo piccolo bignami sull’infiltrazione graduale dell’ndrangheta in Valle è sempre la stessa: ma esiste davvero la mafia di montagna?

291880_264118093627666_1555778854_nCOMMISSIONI E PROCESSI – La pubblicazione a cura di Libera Valle d’Aosta viene introdotta da una figura di spicco della magistratura valdostana, il procuratore Mauro Vaudano, che in poche righe compie un rapido volo d’aquila sugli argomenti che poi verranno man mano trattati. Dai traffici di droga internazionali alle estorsioni fino al riciclaggio, nel libro si può notare come le componenti essenziali del sottobosco mafioso siano presenti, ma non ancora collegate tra loro. Un fenomeno dormiente che in Valle hanno pensato di poter comprendere e contrastare, ma coi mezzi errati.

Ed ecco allora sviscerato nelle prime pagine il lavoro della Commissione speciale per l’esame del fenomeno delle infiltrazioni mafiose in Valle d’Aosta. Una commissione nata ad hoc con una mozione della minoranza dell’Alpe nel 2012 e che per un anno ha lavorato sul fenomeno ma senza i giusti mezzi. Infatti, oltre a limitata durata temporale, pesano la mancanza di esperti del settore visto che troviamo una commissione composta solo da membri politici. Gli esperti sono solamente ascoltati in audizioni singole, compresa la visita alla commissione parlamentare antimafia.

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Mafie e dintorni #9 – Via al processo Stato mafia, le prime udienze

Al via il processo Stato mafia. Questa settimana le prime due udienze hanno visto sfilare nomi illustri della politica italiana degli anni ‘90. Decimate le richieste di parte civile da parte della Corte di Assise.
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20 ANNI – Venti sono gli anni che si sono dovuti attendere all’inizio di uno dei processi che scriveranno un pezzo di storia italiana che ancora è avvolta da un alone di mistero. Il processo condotto dal procuratore Francesco Messineo, dall’aggiunto Vittorio Teresi e dai sostituti Tartaglia, Di Matteo e Del Bene, ha imbastito un impianto accusatorio storico. Gli imputati oltre i componenti della cupola, Riina, Bagarella Cinà, gli ex ufficiali del ROS Subranni, Mori e De Donno ci sono anche il pentito Brusca, Ciancimino jr, Dell’Utri e l’ex Ministro agli Interni Mancino. Erano presenti all’inizio anche Bernardo Provenzano e Calogero Mannino, ex ministro DC. L’accusa con cui si è arrivati a processo dopo la sentenza del GUP Morosini è: “Gli imputati hanno agito per turbare la regolare attività dei corpi politici dello Stato Italiano e in particolare del governo della Repubblica“. Per i meno addetti ai lavori il famoso papello di Riina avrebbe portato ad un allungamento della sua latitanza e alla liberazione di decine di boss che fino a quel momento erano sotto il regime di 41bis.

 

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Riparte il Futuro: al via l’intergruppo parlamentare

Era una notizia che circolava da giorni negli ambienti e l’ufficialità è arrivata in un giorno importante per la memoria collettiva come il 23 maggio. Ieri pomeriggio infatti si è svolta la prima assemblea dell’intergruppo parlamentare dei “braccialetti bianchi”. A presentarla in una conferenza stampa alla Camera dei Deputati i rappresentanti di tutte le forze politiche (PDL, Sel, PD, Scelta Civica, Lega Nord, M5S), riunite nella lotta alla corruzione attraverso l’iniziativa Riparte il Futuro.

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Nell’introduzione l’onorevole Claudio Fava ha sottolineato che la prima priorità del gruppo è quella di calendarizzare il provvedimento per la modifica del 416ter, così da mantenere l’impegno preso aderendo alla campagna Riparte il Futuro durante la campagna elettorale. Sul sito della campagna campeggia il countdown un meno 32 giorni e per questo motivo i parlamentari hanno deciso di compiere una stretta nei tempi, al fine di far passare la modifica entro il tempo stabilito, presentando il progetto di legge in commissione giustizia e al ministro competente.
Oltre a questo l’intergruppo ha voluto confermare un impegno più ampio rispetto alla singola modifica del 416ter, che però è sicuramente vista come il primo e indispensabile passo per comprendere anche la risposta del parlamento intero a queste tematiche.

Ecco il video della conferenza di presentazione dell’intergruppo con gli interventi di Claudio Fava, Rosa Villecco Calipari, Salvatore Micillo, Mario Sberna e di Leonardo Ferrante (responsabile scientifico della campagna Riparte il Futuro).

Mafie e dintorni #5 – Peppe Diana, il parroco che sfidò la Camorra per amore del suo popolo


Don Peppe ha finito di preparare le ostie per messa, non sapeva che non sarebbe mai arrivata. Finito di vestirsi si incammina per uscire dalla sagrestia, ma una figura lo incrocia. Un uomo di mezza età, una pistola. Uno, due, tre, quattro, cinque colpi. Si accascia a terra senza vita. Così moriva 19 anni fa Don Giuseppe Diana nella chiesa di San Nicola di Bari a Casal di Principe. La sua memoria dopo 19 anni passati tra depistaggi e diffamazioni vedono in contrasto l’inizio del processo di beatificazione.

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