Quel 4 maggio…

La nebbia, l’aereo che si schianta.
Lì il sogno di un Paese si perde per sempre.
Una squadra che aveva fatto sognare un intera nazione dopo le guerre mondiali.
Il Toro è stato questo e molto altro per chi ha potuto vivere quegli anni.
Cosa rimane oggi a noi giovani tifosi?
Credo che la memoria di quelle gesta a partire delle giocate di Capitan Mazzola fino alle parate di Bagicalupo può essere il minimo. Una squadra che con cuore affrontava gli avversari e li vinceva.

Invincibili.
Così ogni 4 maggio.
Il ricordo si riempe leggendo le parole di Sandro Ciotti

Il “TORINO”, la cui parabola ha ospitato ferite crudeli e successi epici e che il destino ha accarezzato come un fiore e trafitto come una lama saracena.

Quest’anno però la memoria si riempe di gioia quando vedo rinascere il grande Filadelfia, il nostro stadio.
Sarà la fucina dei giovani granata.
Ciò che mi riempe il cuore però è questa foto.
Il simbolo di Torino colorato di granata.

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Fonte: http://www.toro.it/content/7309-grande-torino-la-mole-si-tinge-di-granata.html

 

Forza Vecchio Cuore Granata.

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Muri e profitto: Europa?

Chissà se i padri costituenti si immaginavano un Italia così 71 anni dopo la Liberazione, soprattutto quando si parla di integrazione e stranieri. Di certo non si sarebbero immaginati un’Europa che si vergogna di esser nata e decide di ritornare indietro nel tempo mandando all’aria anni di progresso. Schengen sta a poco a poco andando in frantumi, affondato da politiche dettate dalla paura e dall’abbandono di un’unità mai esistita.
Un errore che l’Europa pagherà forse in differita, sicuramente chi paga ora lo scotto sono le centinaia di migliaia di persone che arrivano qui cercando di mettersi al sicuro dopo viaggi che neanche il più coraggioso Ulisse vorrebbe ripercorrere.

L’ultima notizia battuta dai giornali europei vede messo in pratica un piano anti-migranti da parte austriaca con un piano ben preciso: chiudere il Brennero reinserendo i controlli alle frontiere. Controlli che vogliono dire far passare solo chi si vuole. Così facendo si va a chiudere un corridoio verso l’Europa e l’Italia si trova ancora una volta chiusa su se stessa.
Non è il primo confine “chiuso” lungo l’arco alpino, la Francia in precedenza aveva chiuso la frontiera a Ventimiglia per bloccare il passaggio dei giovani profughi che per contro si accamparono per giorni sulle rocce.

Migranti bloccati alla frontiera tra Italia e Francia a Ventimiglia
Foto Marco Alpozzi – LaPresse 16 06 2015 Ventimiglia – Ponte San Ludovico (Italia) Cronaca Migranti bloccati alla frontiera tra Italia e Francia a Ventimiglia Nella foto: Migranti nel tratto si strada che li divide dal confine Francese – Si provano abiti donati dalla popolazione Marco Alpozzi / lapresse June 16, 2015 Ventimiglia – Ponte San Ludovico (Italy) News Migrants blocked at the border between Italy and France in Ventimiglia In the pic: Migrants on the road separates them from the French border

I muri eretti poi in Ungheria e Macedonia pongono il grande problema della possibile riapertura del corridoio balcanico, corridoio che a suo tempo aveva permesso a migliaia di albanesi di abbandonare la loro patria e trovare a pochi miglia nautiche un nuovo paese in cui ricominciare. Le grandi navi strapiene sono fotografie che i miei genitori difficilmente dimenticheranno. Oggi quella tratta potrebbe riaprirsi anche perché la Grecia visti i problemi interni già acuti prima di questa crisi non è in grado di sopportare.

La questione migrazione dunque non vede una possibile risoluzione a medio termine con un Europa indecisa su quale seguire e senza un comune denominatore la soluzione rischia di protrarsi nel tempo.

Cosa può fare dunque l’Italia?

La soluzione che sembra voler seguire il Governo Italiano è quella di cercare di risolvere il problema “a casa loro” cercando di rimettere in sesto la nazione da cui si sono registrati il maggior numero di partenze nell’ultimo anno: la Libia.
Può un così normale stato essere di cruciale importanza per il Bel Paese? A quanto dicono gli analisti l’importanza strategica della Libia nel flusso migratorio attuale è centrale, vista la sua posizione e la facilità con cui i mercanti di uomini si riescono a spostare in un paese dove regna il caos. L’Italia ha già dichiarato in diverse occasioni che interverrà in maniera ufficiale solamente con una richiesta da parte delle Nazioni Unite evitando così un intervento “ad nationem“. Questo pone dunque l’Italia in una posizione di forza sul piano dell’intervento poiché ponendo una questione di “etichetta” si dice già pronta all’azione in un contesto che porterebbe non pochi vantaggi.
Peccato che saranno più economici che “umani”.
Infatti l’intervento libico si concentrerebbe sicuramente sulla messa in sicurezza degli oleodotti e dei giacimenti che sono controllati da diverse compagnie nostrane, senza contare la volontà mal celata di voler preservare il “GreenStream“, l’oleodotto che dalla Libia arriva in Italia. Il “Western Libyan Gas Project” è uno dei cavalli da corsa dell’ENI che di certo il Governo non vuole perdere, per di più lasciandolo nelle mani del Daesh.
L’intervento in Libia secondo diverse voci vorrebbe ricomporre il puzzle attuale e permettere un controllo maggiore sull’enorme potenziale energetico.

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Carta di Laura Canali – Limes

 

Ma i flussi migratori?

Ovviamente vengono utilizzati come escamotage da parte della diplomazia internazionale per forzare la mano e tentare di scendere in campo realmente nella contesa libica. La posizione del governo è incline ad un intervento diplomatico prima che militare perchè avrebbe proprio l’obiettivo di negoziare lo stop, o comunque il ridimensionamento, del flusso proveniente dalla Libia.
Peccato che non è la prima volta che l’Italia vuole chiedere una simile misura e gli accordi che erano stati presi con Gheddafi si erano tramutati in campi di detenzione.

Un totale passo indietro, che però viene fortemente voluto sia dalla destra (Salvini e Meloni in testa) e riceve feedback positivi da ambienti che definire di sinistra rischia di snaturare un termine ormai snaturato. Una politica semplicemente basata sul concetto  “NIMBY” e giocata sulla pelle di migranti che verrebbero abbandonati in un paese che per decenni è stato un passaggio e non il porto sicuro che vanno cercando. L’Italia dunque si renderebbe complice di un insana politica di respingimenti vista l’incapacità politica di lettura del fenomeno migratorio e soprattutto della politica internazionale.
La migrazione attuale è solamente figlia delle guerre compiute negli scorsi anni, delle armi vendute dal nostro Bel Paese in Africa e che ora insanguinano nazioni intere.

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La soluzione dunque non può essere la costruzione di muri fisici che fermano gli essere umani, perché così perdiamo completamente il senso della Storia. Fin dalla notte dei tempi l’uomo ha dovuto fronteggiare migrazioni, non emergenze, ma veri e propri cambiamenti. L’Europa di oggi sembra tutto tranne che pronta a sopportare un cambiamento radicale nella sua connotazione. Questo è dovuto alla presenza di forze estremiste, come in Austria, che creano un contesto in cui anche i governi della vecchia “sinistra” si vedono obbligati a costruire muri e dimenticare i valori su cui sono stati fondati.

L’attenzione all’essere umano prima di qualunque cosa dovrebbe essere la bussola da seguire ma in un mondo condizionato e governato dal dio denaro conta solo il gas esportato, non le centinaia di migliaia di persone condannate dall’altra parte del mare.

E chissà cosa penserebbero oggi quei giovani che in tutta Europa si sono ribellati ai regimi cercando di costruire un mondo più giusto, coloro che sono morti credendo di essersi sacrificati per un bene superiori.
Li stiamo tradendo, stiamo tradendo le nostre radici.
Restiamo umani, solo così potrà esserci un futuro, per la nostra Europa.

Insegnanti, raccontate a scuola la strage di Lampedusa

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Lutto nazionale. Questo quello che è stato decretato dal Presidente del Consiglio Letta per la giornata di domani. Bandiere a mezz’asta e minuto di silenzio in tutte le scuole. Già, le scuole. Cosa diranno gli insegnanti in classe questa volta per spiegare il minuto di silenzio? Solitamente il minuto di silenzio è una pura formalità, un doveroso ossequio. Domani invece il minuto di silenzio verrà fatto per una strage di Stato. Forse il primo della storia italiana. Una strage che ha il volto di uomini, donne e bambini, annegati nel mare nostrum cercando invano di raggiungere la libertà. Morti per aver sperato troppo, per aver cercato la tanto agognata libertà che nel loro paese gli era negata. Hanno viaggiato lontano, oltre le coste africane, verso l’Europa. Ad accoglierli però non è stata una navetta della Guardia Costiera, no, sono stati dei semplici pescherecci che non hanno potuto fare altro che salvare coloro che si erano buttati in mare. La carretta aveva preso fuoco, invano avevano cercato di attirare l’attenzione bruciando le coperte, hanno decretato la loro morte. I pescherecci non potevano, a rigor di legge, aiutarli perchè sarebbero stati perseguiti. Pazzia? No, semplicemente in Italia esiste una legge che fu messa assieme da un vecchio falso fascista e un razzista che si veste con i colori della tanto ricercata speranza: la Bossi-Fini. Coloro che tentano di aiutare i migranti possono essere accusati di favoreggiamento di immigrazione clandestina. Un controsenso per alcuni, una garanzia per altri. Di fatto si è assistito alla più grande strage del Mediterraneo mai registrata con i pescatori che per ora hanno raccolto corpi degli uomini che si erano lanciati in mare cercando salvezza. Non serve contare quanti sono i morti e quanti sono i dispersi, vanno solo a finire nelle macabre statistiche che i giornalisti nostrani amano mettere assieme in grafici da sfoggiare quando bisogna urlare all’emergenza clandestini. No, sono le facce dei sopravvissuti che bisogna imprimersi nella mente e raccontare ai ragazzi nelle scuole. La faccia del sindaco di Lampedusa che da anni affronta ogni giorno un fiume di cercatori di speranza e che oggi sul molo chiedeva disperata l’aiuto dell’Europa. Bisogna fissarsi negli occhi i volti distrutti dei soccorritori, che sfidando il mare, si sono battuti per salvare quante più vite fosse possibile. Questo andrebbe spiegato domani nelle scuole, questo dovrebbero capire i giovani.

Poi ci sarebbero da scrivere fiumi di parole sulle reazioni della politica e di come anche davanti ad una tragedia si sia riuscito a innescare quella macchina mediatica che solo in Italia riusciamo a metter su. Dichiarazioni a destra, sinistra e centro. Politici solidali, altri che fermerebbero gli sbarchi in Libia ma nessuno che si pone il problema di mettere in atto le troppe parole spese in questi anni. Alfano dal molo del porto di Lampedusa in collegamento con Rainews24 invoca l’aiuto dell’Europa e la modifica del trattato di Dublino II sull’immigrazione. Riassumendo il trattato sancisce che è lo stato in cui giunge il soggetto a doversi preoccupare della domanda di asilo. Peccato che l’Italia con la già citata Bossi-Fini e la più antica Turco-Napolitano si siano istituiti con la più vecchia i centri di permanenza temporanea e con la seconda obbliga gli immigrati senza documenti di esserci rinchiusi. Quindi altro che domanda di asilo, i clandestini (così sono sempre bollati, mai chiamati semplicemente uomini) sono catalogati e tenuti dentro centri al collasso fino a che non venga deciso il loro futuro. Se son fortunati vincono un permesso di soggiorno, in caso contrario vengono rimpatriati. E tanti saluti alla tanto agognata libertà che li aveva portati a solcare il mare.

Oggi in Italia si è consumato l’ennesima strage. E ora che il Governo si muova e inizi a lavorare ad una nuova legge sull’immigrazione di ampio respiro, supportata dall’Europa, così da permettere anche un rapido filtraggio verso altre regioni del continente. Le politiche di immigrazione odierne sono assolutamente inadatte al periodo storico attuale che ha visto conflitti politici in Nord Africa e guerre in Medio Oriente. La questione immigrazione non può essere sempre ridotta a emergenza da arginare ma deve iniziare a diventare problema nazionale che necessita di programmazione e accurato studio.

Questo andrebbe raccontato domani ai ragazzi che tutti i giorni dividono la merenda coi loro compagni, magari anche loro figli di uomini e donne che hanno percorso le medesime tratte, con più fortuna.

Testimoniare che l’Italia si ferma un minuto per riflettere e per pensare a tutti coloro che sono morti in quel tratto di mare.

Condividere, affinchè siano a conoscenza di questa realtà e vengano aiutati a comprendere il peso delle parole del Santo Padre che oggi ha urlato al mondo “Vergogna“.

Agire, per far si che non sia una lezione di un giorno solo, ma che diventi prassi e abitudine parlare di queste realtà.

Ricordare infine il buon Vittorio e le sue parole che da tempo sono parte di noi: “Restiamo umani“.

Per costruire un’Italia migliore che non debba svegliarsi solamente davanti a queste immani tragedie ma che impari a poco a poco che siamo tutti quanti abitanti dello stesso mondo e che non ci possono essere più frontiere o colore della pelle che possa dividerci.

Andrea Contratto

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Homeless or hopeless? Storia di una vita qualunque

La storia di oggi non è una storia di mafia e neanche uno scoop dell’ultima ora. La storia di oggi è una di quelle storie che un aspirante giornalista deve avere nel suo passato, perché fare giornalismo solo su fonti indirette e agenzie rigirate non può essere un vero giornalismo. Il giornalismo che consuma le suole lo chiamano i vecchi, quello storico, quello che oggi a mano a mano si sta perdendo.

La storia che racconterò oggi è la storia di un uomo qualsiasi. Uno di quelli che quando non era in cassa integrazione si alzava per lavorare, dava di che sopravvivere alla famiglia, insomma, una vita normale. Peccato che poi arriva la crisi, l’azienda chiude, lui rimane a casa. Storie d’Italia. Lo incontro una mattina in quel di Piazza Solferino. Sedeva a terra di fianco ad uno dei monumenti della cultura torinese, il teatro Alfieri. Di lui colpiscono gli occhi: vispi, attenti, penetranti. Incorniciati in un volto segnato dal tempo, dal duro lavoro in fabbrica, dal freddo. Si, il freddo. Il freddo che ogni giorno da tre anni combatte con giornali nei pantaloni e nelle scarpe. Freddo che patisce da solo, seduto su un gradino a chiedere quei pochi spiccioli. “Servono a mio figlio, mica me li tengo io!” esordisce quasi senza preavviso. Già, suo figlio. “Ha 30 anni ed è stato licenziato senza ricollocamento. Non so più dove siano i sindacalisti di una volta!” E giù uno sproloquio contro la nuova classe di sindacalisti. Colpisce la determinatezza e la franchezza con cui si lancia in queste invettive. Sempre argomentate e senza parole inutili. La semplicità di un verbo, la naturalezza dell’aggettivo giusto colpiscono chi l’ascolta e lo portano ad ammettere la sua natura di grande lettore, abbandonata di fronte alle ristrettezze economiche. La cartella a questo punto scende dalla schiena e ci si trova un pezzo di gradino per condividere un pò di tempo. Si, tempo, quello che lui vorrebbe condividere con gli altri ma che sistematicamente viene tradito. “Sono centinaia le persone che mi passano davanti, tu sei il primo da mesi che si ferma a parlare”. Solitudine, per di più non voluta. La solitudine fa rima con mancanza di dignità. Sono passati si e no una decina di minuti, le cose dette son già migliaia, ma decine sono i passanti che hanno guardato quell’angolo con disprezzo. Davvero. Occhi che fanno finta di non girarsi ma che inevitabilmente cadono a guardare quel quadretto che di normale ha poco. Manager, impiegati, lavoratori. Persone che vivono ogni giorno su queste realtà. “Io le tasse le pago, è un dovere farlo. Non capisco perché tutti si scaldino tanto su questo tema, non è da legge?” La risposta non può che essere affermativa. Dall’analisi dell’oggi, alla crisi, alla politica, i minuti corrono e più si va avanti più si capisce che il fiume aveva solo bisogno di un alveo in cui scorrere. Pensieri probabilmente maturati durante le fredde giornate invernali, o magari durante una bella giornata assolata.

Gli offro un caffè. Lui si gira verso di me, mi squadra dalla testa ai piedi, mi poggia una mano sulla spalla e con una naturalezza disarmante ” Vai che fai ritardo a lezione, il caffè offrilo alla tua ragazza. A me hai già donato il tuo tempo, cosa c’è di più prezioso?”. Non l’ho più incontrato Franco. Dopo quel giorno sono ritornato in quell’angolo ma non l’ho mai più incontrato.

A lui dedico questo post, nell’angolo del forestiero. A lui e a tutti quelli come lui che ogni giorno si svegliano e cercano tempo da spendere con qualcuno. A voi che leggete, che magari trovandovi nelle stesse condizioni, al posto di guardare e passare oltre, vi fermiate pochi minuti. Potrebbero essere quei minuti che fanno cambiare la vostra vita. 

Mafie e dintorni #5 – Peppe Diana, il parroco che sfidò la Camorra per amore del suo popolo


Don Peppe ha finito di preparare le ostie per messa, non sapeva che non sarebbe mai arrivata. Finito di vestirsi si incammina per uscire dalla sagrestia, ma una figura lo incrocia. Un uomo di mezza età, una pistola. Uno, due, tre, quattro, cinque colpi. Si accascia a terra senza vita. Così moriva 19 anni fa Don Giuseppe Diana nella chiesa di San Nicola di Bari a Casal di Principe. La sua memoria dopo 19 anni passati tra depistaggi e diffamazioni vedono in contrasto l’inizio del processo di beatificazione.

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Leggi il resto dell’articolo seguendo il link:

http://dailystorm.it/2013/04/07/peppe-diana-il-parroco-che-sfido-la-camorra-per-amore-del-suo-popolo/

Questo Governo s’ha da fare! – Lettura semi seria dell’oggi politico

http://vauro.globalist.it/
http://vauro.globalist.it/

Pasqua è passata, ma le riflessioni sulla situazione politica attuale sono rimaste sempre lì.

Vista la brillante analisi fatta da Federico Sbandi su Dailystorm direi che un paio di considerazioni si possono fare.

 
Chi vince:

1) Napolitano: è lui il vero vincitore morale e istituzionale di questa tornata elettorale. Dall’elezioni di Monti si era posto a garante della democrazia e ora, non potendo riscaldare la minestra con un nuovo governo tecnico, ha optato per una costituente di larghe intese per far avanzare punti programmatici di unità nazionale. Si è passati da Gandalf agli Efori di 300 giusto per fare un paragone cinematografico, spero che gli amanti del Signore degli Anelli non si scandalizzano per l’associazione Monti/Gandalf.

2) Monti: Inevitabilmente il perdente con più successo d’Italia, fosse un calciatore, avrebbe già la fila di club per ingaggiarlo. Chi ha mai visto uno che prende scoppole a destra e sinistra rimanere al Governo?

3) I 10 saggi: Essendo ben descritti su La Repubblica si evita la ripetizione, come si evita di ripetere la crociata femminista fatta da si e no qualsiasi giornale nei giorni precedenti. Le pioggia di critiche del popolino è che son vecchi e son uomini, i partiti si dicono dapprima dalla loro parte. Successivamente danno la fiducia a tempo. Chissà, intanto gli Efori de noi altri, i nostri semi-costituenti, si riuniranno martedì cercando di capire perché Napolitano abbia scelto proprio loro.

Chi ha perso:

1) Il sociale: Bersani aveva lasciato di stucco per aver persino convocato Paperino e Goku per le consultazioni che quasi nessuno si era accorto che i primi interlocutori erano stati proprio gli esponenti del mondo del sociale. Il buon Napolitano ha invece creduto inutile mischiare gente di strada con algidi banchieri. A voi i commenti.

2) La democrazia: Articolo 94 della Costituzione dice che il Governo deve esser eletto dalle Camere. Adesso non si vuole insinuare che sia in atto un colpo di Stato, si sottolinea solo una situazione molto critica, sopratutto vista la precedente attuazione di un governo tecnico. Martedì si scoprirà la reale natura dei dieci saggi ma è quasi scontato la deriva in un governo pseudo-tecnico anche perché di governo politico non sembra esserci l’ombra.

3) Il Toro: Non c’entra nulla con la lettura politica ma veder perdere la propria squadra 5 a 3 contro il Napoli mentre stai concludendo il pezzo ti fa venir voglia di buttare tutto. Presidente del Consiglio voglio un Cavani: uno che sappia trovare la via migliore per segnare anche se schierato dopo un viaggio intercontinentale senza riposo.

Chi pareggia:

1) Grillo: Il suo Movimento sta reggendo la tempesta senza alcuna defezioni, tanti mal di pancia, ma nessuna fuga. Un semi-miracolo per uno che ha ribaltato nel giro di due settimane il sistema comunicativo di vecchio stampo lasciando il fior fiore del giornalismo a bocca asciutta. Un uomo di facciata secondo alcuni, un genio del nuovo Web per altri. Un guru che quasi supera il maestro Casaleggio. Occhio che però la notorietà fugge come è arrivata.

2) Berlusconi: Lui e non il PDL si è salvato. Zitto zitto è riuscito con la sua parte di proposte indecenti a non far combinar nulla al PD, puntando solo e solamente al posto più ambito. Uno che ha retto il devastante apporto mediatico del M5S recuperando i voti dei suoi (anche se per strada ne ha persi un bel pò).

3) Gli speculatori: Pensavano di farsi un bel regalo di Pasqua scommettendo sulle dimissioni di Re Giorgio, mancando per poco il colpaccio. Rimangano ai lati del ring come avvoltoi in attesa. Si spera per il più lungo tempo possibile.

Infine un appello: se pensate che il mondo vi racconti balle e che nessuno vi dia informazioni giuste, al posto di cadere in tentazione e legger il blog di quello che ha come simbolo le 5 stelle, fatevi un giro su Dailystorm.

Endorsement dovuto ad una testata che del cambiamento fa il suo veicolo, passeggero e conducente.

And remember: “Un occhio al mondo, uno alla realtà”.

Mafie e dintorni #3 – Gioco d’azzardo, monopolio di stato o terra di conquista?

Terzo appuntamento con Mafie e dintorni: oggi parleremo di gioco d’azzardo in relazione al documento presentato al Parlamento da parte degli 007 italiani.

Buona lettura!

“Terza economia del Paese è quella del gioco d’azzardo. L’ultimo rapporto degli 007 italiani presentato  in Parlamento colpisce nel segno: il gioco d’azzardo è uno dei punti cardine delle associazioni criminali che lavorano nel nostro Paese. E persino gli stranieri investono in Italia.

Gioco d’azzardo, monopolio di stato o terra di conquista?

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#Brindisi, bombe davanti a scuola.

Una mattina come altre, il sole, i compagni, le risate del prescuola. Nessuna delle ragazze dell’Istituto Movilli Falcone di Brindisi avrebbe pensato a cosa stava per accadere.

Ore 7.50

Un esplosione, panico, fiamme.
L’Italia si sveglia dopo anni con una strage. Il tempo di iniziare a capire cosa sia successo ed ecco la notizia: una ragazza è deceduta.
Una morte che pesa sulle coscienze di un paese in balia, che si sente stretto tra nemici invisibili.
Le immagini da http://www.brindisireport.it/ sono sconvolgenti. Un attentato per uccidere e per colpire innocenti.
L’Italia è sconvolta e si domanda da ore come sia possibile che un disastro del genere possa capitare.

Le notizie si susseguono in diretta. Sarebbero 10 i feriti, con ustioni sul 40% del corpo (http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/associata/2012/05/19/ORDIGNO-ESPLODE-SCUOLA-BRINDISI-STUDENTI-FERITI-_6894427.html) e una ragazza sarebbe in gravissime condizioni.
Gli inquirenti non si sbilanciano sulla matrice ma i primi rilievi sarebbero tre gli ordigni (bombole a gas) che sono esplosi tra le 7.45 e le 7.50, davanti all’istituto brindisino.

Secondo il sindaco di Brindisi sarebbe un attacco della mafia, troppe le coincidenze con date e con l’evento, la Carovana antimafia, che si terrà nel pomeriggio proprio a Brindisi.

Il preside della scuola denuncia il fatto che la bomba “è stata messa lì per uccidere” visto che quella era l’ora in cui i ragazzi stazionavano davanti a scuola, poco prima della campanella.

Il Governo, con il Ministro Cancellieri, sta monitorando l’accaduto e secondo alcune agenzie sarà lunedì a Brindisi. Secondo il ministro però non è ovvia la pista mafiosa considerato il fatto che sia una modalità e un obiettivo fino ad ora mai usata dall’ambiente mafioso.

“È un attacco alla società civile” così ha commentato Don Ciotti, presidente di Libera, che ha confermato il passaggio della Carovana antimafia per oggi pomeriggio.

Su twitter l’hastag #Brindisi è da ore primo nei TT e sono milioni i messaggi di cordoglio, rabbia, frustrazione.

Molte però sono le coincidenze con il legame mafioso: la scuola è la Movillo Falcone, moglie di Giovanni Falcone, la data, tra la nascita di Falcone (18 maggio) e la morte (23 maggio) e il passaggio della Carovana antimafia di oggi.
Altra indiscrezione è il collegamento con Mesagne, paese vicino a Brindisi, dove nei giorni scorsi il commissario dell’antiracket aveva subito atti intimidatori e nei giorni scorsi un blitz delle forze dell’ordine aveva portato all’arresto di una dozzina di persone.

Aggiornamento: la seconda ragazza è viva anche se in gravissime condizioni.

L’antipolitica grillina e la deriva del populismo

Di seguito un post scritto ben un anno fa. Dopo un anno l’analisi non era poi così azzardata.

Un uomo, un fenomeno e un movimento. Questo il possibile riassunto in tre parole del Movimento 5 Stelle capeggiato dall’ex (siam sicuri che sia ancora un ex?) Beppe Grillo.

Da giorni i sondaggi lo hanno posto come la terza forza politica italiana anche se di politico il Movimento ha ben poco. In tour per sostenere i vari candidati è diventato un idolo degli anti-governativi ed è sempre più vicino a quel posto (deputato) che lui ha sempre detestato. Infatti il Movimento (notare come anche nel nome non si parli di partito ma di MOVIMENTO) è in corsa in tutta Italia in diversi comuni e ci sono buone possibilità che possa vincere in alcuni di questi.

Tolta la parte prettamente analitica il caso Grillo è uscito su tutti i giornali per una dichiarazione che ha indignato mezza Italia (Fiorello incluso). La frase in questione faceva un’equazione tra Governo e Mafia aggiungendo che la Mafia non aveva mai strozzato col pizzo mentre il governo uccideva i debitori. Paragone infelice che ha portato nei giorni dopo l’immediato dietrofront da parte dell’entourage del comico.

Un passaggio che però non è piaciuto nè a destra nè a sinistra, tanto che son piovuti strali da destra e manca.

Il problema è però un altro. Se Grillo ha così tanti sostenitori bisogna indagare sul come sia riuscito a trovare tutti questi voti un partito che, i lettori mi permettano, non ha una storia politica dietro. Non essendo mai stato in primo piano gli avversari non sanno bene che sorta di nemico sia, anche perchè oltre la lotta No Tav e altre lotte il Movimento non ha ancora vinto nulla di sostanziale.

Interessante analizzare come dopo un clima di guerra politica che ha portato la fine della seconda repubblica si sia instaurato un sentimento di lontananza dalla politica, che ha portato il passaggio da un populismo singolaristico (Mister B.) ad uno collettivo (vedi Lega e M5S). Passaggio che ha ancor più danneggiato il sistema democratico bipolare del Paese e che porterà rilevanti cambiamenti nel nuovo corso.

Con l’attuale bozza di riforma elettorale Grillo può sperare di superare la soglia e dar battaglia a partiti di lunga durata come l’UDC e FLI. Se con “rigor Monti” si pensava ad un nuovo ciclo del centro moderato si è sbagliato di grosso. Per il dopo Monti si prospetta un passaggio al Qualunquismo, se non alla deriva estremista. Infatti se Grillo aumenta i suoi “dissidenti” anche gli estremisti inziano a rinvigorirsi, sfruttando anche il disagio comune che è presente in tutta Italia.

Per dirimere la questione bisognerà attendere l’eventuale nuova riforma elettorale e le nuove elezioni che sembrano sempre più probabili già in autunno. Il vento di cambiamento che doveva portar Monti si è trasformato in una bufera senza via di fuga. Il rigore e la mancata crescita ad oggi hanno fatto scendere in picchiata la popolarità del professore tanto che un possibile interim anche dopo la fine della legislatura è ormai fantapolitica.