Mafie e dintorni #19 – ‘Ndrine e camorra, la discarica della Falcognana tra i sospetti

La questione rifiuti romana tiene banco per l’apertura della discarica di Falcognana. Oltre al rischio ambientale e sanitario, c’è l’infiltrazione mafiosa.

PERICOLO INFILTRAZIONI – La questione rifiuti romana sta tenendo banco in queste settimane, visto l’avvicinarsi dell’apertura di una nuova discarica alla Falcognana da parte delle Regione per far fronte all’emergenza rifiuti della zona. Il 22 settembre, a Roma sono scese in piazza 15mila persone per dire no a questi scempi ambientali che da anni flagellano il Lazio. Oltre al rischio ambientale e ai gravissimi impatti sulla salute, durante queste settimane un’altro problema è stato identificato con nome e cognome dalla procura di Roma: infiltrazione mafiosa.

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LE OMBRE SULLA ECOFER– Dietro al mercato capitolino la mano della criminalità organizzata è sempre presente e le ingenti somme in ballo hanno portato la commissione antimafia ha indagare sull’Ecofer srl, compagnia che deteniele la gestione del terreno della Falcognana, individuato come prossimo sito da destinare alla discarica va seguito della millantata chiusura della discarica di Malagrotta. Le indagini della Guardia di Finanza hanno riscontrato solamente dei reati ambientali e fiscali in nome al proprietario della Ecofer, Franco Maio e il Ministro dell Giustizia Cancellieri ha così potuto annunciare in pompa magna l’assenza di collegamenti con le cosche calabresi. Le indagini erano partite a causa del sospetto di una possibile infiltrazione ndranghetista, considerati i rapporti che avevano la Sofir, una delle fiduciare a capo della Ecofer, e il boss andranghetista Femia, re dei videopoker emiliani. Rapporti che, però, non sarebbero intercorsi da tempo e il legame tra la Sofir e il boss era da troppo tempo concluso per ipotizzare un possibile collegamento tra le due realtà.

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Mafie e dintorni #18 – Rifiuti tossici a Casal di Principe: tra verità celate e Camorra, i cittadini si mobilitano

La scoperta di decine di fusti di rifiuti tossici nelle campagne antistanti Casal di Principe ha improvvisamente fatto breccia nella coltre che avvolge il traffico illecito di rifiuti. Tra confessioni di ex boss e la mobilitazione della società civile, si è alzato il poleverone.

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TERRA MALATA – «La Campania è malata, migliaia sono i morti ogni giorno di cui nessuno parla». Questo una delle tante testimonianze raccolte in questi mesi tra Caivano, Afragola e Casal di Principe. Morti per tumori, morti a causa degli sversamenti che la Camorra ha compiuto nei primi anni novanta quando dal nord Italia pervenivano richieste di smaltimento rifiuti chimici e speciali. I boss del casertano hanno sempre risposto “presente” e per anni hanno riempito i terreni di scorie radioattive, residui chimichi e metalli pesanti.

Martedì scorso, quando i militari della DDA di Caserta e i Vigili del fuoco hanno compiuto degli scavi esplorativi nella campagna di Casal di Principe, ne hanno trovato una prova inconfutabile. Fusti di natura industriale sono stati individuati a circa 9 metri sotto terra: le operazioni sono state fermate per permettere la messa in sicurezza della zona affinchè gli operatori dell’Arpac potessero raccogliere campioni di terreno per le analisi. La zona analizzata si trova infatti a pochi metri da una ludoteca e dal luogo in cui viene solitamente preparato il mercato cittadino. I risultati sembrano scontati, ma c’è chi pensa che qualcosa venga ancora nascosto.

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Roghi in Campania: Comitati dei fuochi contro il ministro della salute

Impazzano su Facebook le richieste di aiuto e gli inviti a scrivere al ministro della Salute Lorenzin da parte del comitato dei fuoci di Napoli. Il ministro passato in visita dei comuni in seguito all’inchiesta di Avvenire, preceduto nei giorni scorsi dal ministro dell’ambiente Orlando, ha attribuito i mali dei cittadini sia alla presenza di agenti inquinanti ma anche ad abitutidini locali. Secca e pronta la replica dei comitati che chiedono a gran voce almeno le scuse e le dimissioni.

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Non c’è pace nelle terre campane. Dopo il rinnovato pericolo dei roghi tossici e il continuo abbandono di rifuiti altamente ai cittadini della cintura di Napoli è arrivato anche l’intervento tutt’altro che ben digerito del Ministro alla Salute Beatrice Lorenzin, che a margine di un convegno proprio sull’emergenza tumori in provincia di Napoli ha lasciato delle dichiarazioni tutt’altro che in linea con l’emergenza stessa.

Come si può ben trarre dall’intervista di Fanpage, la Lorenzin cita come colpa della situazione sanitaria delle zone non solo l’inquinamento ma anche una certa abitudine da parte dei cittadini napoletani. Pronta la risposta della società civile che ha fin da subito contestato dal vivo il ministro e dopo poche ore ecco iniziare ad affiorare comunicati stampa recanti al richiesta di scuse e addirittura le dimissione della Lorenzin, colpevole di aver travisato un problema così serio in Campania, come quello dell’inquinamento ambientale.

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In merito riportiamo il messaggio lasciato da Padre Maurizio Patriciello, parroco di Caivano che ha denunciato sui social network da tempo la situazione ambientale, facendo anche dei video che ritraggono rifiuti di amianto lasciati in piazzole di servizio sulla Caivano-Aversa.

Questa la dichiarazione: “I cittadini della sesta provincia della Campania, la “ terra dei fuochi, dei fumi e dei veleni”, PRETENDONO IMMEDIATAMENTE le scuse da parte del ministro della salute, Beatrice LORENZIN e del Capo del Governo, per le parole superficiali e non vere da lei pronunciate in merito all’aumento spaventoso di patologie oncologiche che sono costretti a subire. Parole che offendono la memoria dei morti e l’intelligenza dei vivi. Chiedono, inoltre, al Presiedente Giorgio NAPOLITANO, di prendere finalmente in mano l’assurda, grottesca e dolorosissima situazione in cui versa la sua terra, per tentare di porvi rimedio. Napolitano, pochi giorni fa, ebbe modo di leggere le letterine che i nostri bambini, impauriti, scrissero al direttore di Avvenire. Pochi giorni dopo fece telefonare alla scuola dei bambini dicendosi addolorato per la difficile situazioni in cui versava la loro terra e promettendo di fare il possibile per aiutarli. Noi ancora crediamo alla “ parola data”. Padre Maurizio PATRICIELLO”

Immediata anche la presa posizione del comitato dei fuochi che ha anche lui inviato un comunicato stampa che denunciava la presa di posizione completamente sbagliata del ministro “incompetente”. Infatti nelle discussioni sui social network torna in varie riprese la postilla sull’ignoranza in tema di salute della Lorenzin, che ha una formazione di studi classici, lontani dall’ambito medico. Inoltre fa parte del think tank  VeDrò di Enrico Letta. Una nomina che già all’epoca aveva fatto discutere, con commenti negativi da più parti, che di certo non si avvia ad un futuro felice.

Napoli, protesta la Camorra?

La manifestazione contro la Ztl voluta dal comune di Napoli ha portato al lancio di alcuni petardi e di una bomba carta davanti al comune, un paio i feriti. La risposta del Sindaco De Magistris: c’era l’ombra della camorra. Presa di distanza da parte degli organizzatori della marcia e indagine della Digos partenopea sugli scontri.

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La notizia. Con tutto il can can mediatico la notizia è passata in sordina: a Napoli, era la camorra a manifestare. Leggendoli uno si può chiedere: la camorra che manifesta? Particolare…

Se si va a cercare la fonte della notizia la si trova in post sulla pagina Facebook del Sindaco di Napoli De Magistris, pubblicato dopo le contestazioni e gli annessi scontri davanti al comune di Napoli.

Nel passaggio il sindaco sottolinea come la manifestazione sia stata pilotata da infiltrati e che il comune avrebbe continuato a distinguere le due anime della protesta, dialogando con coloro che avevano manifestato pacificamente. Includendo il fatto che quel pomeriggio ci fosse stata una “[…] una sospensione del pieno diritto a manifestare che deve essere garantito ad ogni cittadino, a causa dell’infiltrazione di delinquenza comune e camorra all’interno della manifestazione”.

La manifestazione. La manifestazione indetta dalla Confcommercio napoletana ha visto la partecipazione di molti commercianti, che hanno sfilato per il centro della città fino davanti al Comune. Era stata indetta per protestare contro le varianti del traffico, la cosiddetta ZTL stagionale, che il comune installerà nel centro del capoluogo campano. I commercianti già in profonda crisi vedono nella decisione del municipio un’ulteriore aggravante alla loro situazione. Per questo motivo, chiusura delle serrande e marcia. Poi, però, sono arrivati i petardi e una bomba carta. Ricreazione finita. La polizia ha compiuto un paio di cariche di alleggerimento e la manifestazione pacifica è stata sepolta da uno strascico di polemiche e attacchi incrociati.

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Infiltrati e minacce. Sono molteplici le indiscrezioni che danno per vere le minacce ad alcuni commercianti da parte di gruppi di persone, intimando ai crumiri di chiudere bottega anche contro voglia. Minacce che per ora non sono sfociate in nessuna denuncia ma in compenso hanno fatto aprire un fascicolo in procura, mai dire mai. In aggiunta si possono inserire gli scontri che hanno portato la parte pacifica del corteo a prendere un altra strada e il dilemma è servito: c’era la mano della camorra dietro gli scontri? La camorra voleva la chiusa dei negozi o era per delegittimare la protesta stessa?

 

Meglio la camorra. Il vespaio di polemiche si è scagliato contro il Sindaco, additando come comune la scusa della camorra. In effetti De Magistris ha usato più volte il connubbio camorra e proteste, molte da quando è in carica come primo cittadino. Questo binomio però, non ha colpito tutti. Da alcuni commenti si arriva a scoprire che i commercianti napoletani non hanno mai fatto una serrata così partecipata e condivisa contro la camorra o contro il pizzo. O meglio, non di recente. Infatti l’unica testimonianza trovata è una galleria fotografica dell’Unità. Foto in bianco e nero, non proprio le più recenti. Questo dettaglio fa riflettere e pone seri interrogativi che solo le forze dell’ordine potranno risolvere ma che socialmente trovano una Napoli contro un sindaco che della legalità aveva fatto programma (vedi lista Rivoluzione Civile) e che è un ex pm.

Una cosa alla fine della storia è certa: a Napoli i sindaci passano, la camorra resta.

 

Mafie e dintorni #5 – Peppe Diana, il parroco che sfidò la Camorra per amore del suo popolo


Don Peppe ha finito di preparare le ostie per messa, non sapeva che non sarebbe mai arrivata. Finito di vestirsi si incammina per uscire dalla sagrestia, ma una figura lo incrocia. Un uomo di mezza età, una pistola. Uno, due, tre, quattro, cinque colpi. Si accascia a terra senza vita. Così moriva 19 anni fa Don Giuseppe Diana nella chiesa di San Nicola di Bari a Casal di Principe. La sua memoria dopo 19 anni passati tra depistaggi e diffamazioni vedono in contrasto l’inizio del processo di beatificazione.

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