Giornalai e giornalisti

Mi ero ripromesso di non scrivere nulla sulle reazioni post terremoto ma aprendo la rassegna stampa quotidiana non ho potuto non incappare in una prima pagina che mi ha lasciato di stucco.

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Come si possono chiamare ancora giornalisti coloro che ogni giorno cavalcano il sentimento popolare e soffiano sul fuoco del razzismo?

Come si possono chiamare giornalisti coloro che fanno aperta propaganda politica al posto di raccontare la realtà?

Credo ci sia un limite a tutto, anche a queste derive fasciste.

Credo che serva una grande azione di informazione pulita e non contaminata da un razzismo crescente.

Credo che al posto di fomentare una guerra tra i poveri si debba osservare un religioso silenzio di fronte ad una catastrofe.

Fare informazione in questi frangenti non è semplice ma da aspirante giornalista credo che chi fa questo lavoro debba sempre mettere al primo posto i lettori.
In questi casi, però, sarebbe meglio mettere al primo posto il rispetto verso coloro che hanno perso tutto.
Alle volte sarebbe meglio una domanda in meno ai feriti o ai parenti e un inchiesta in più sul perchè questi disastri avvengono e quali possono essere le soluzioni.

Merita dunque leggere la storia raccolta da Alessia Guerrieri per Avvenire.

Venti richiedenti asilo che stanno aiutando le operazioni di soccorso.

Queste sono le storie da raccontare.

 

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