Elezioni USA – La sfida

Ben ritrovati cari lettori,

L’ Angolo del Forestiero dopo mesi di inattività torna online con una nuova e si spera duratura volontà di raccontarvi cosa accade nel mondo oggi.

Oggi ci trasferiamo in America per analizzare meglio la corsa alla poltrona ora occupata da Barack Obama.

Ndr. Per una migliore comprensione dell’articolo consiglio di leggerlo fino in fondo.

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La sponda repubblicana

Per poter comprendere al meglio la sfida che nei prossimi mesi deciderà il nuovo presidente degli Stati Uniti di sicuro il primo stop da fare è a Cleveland, Ohio.
In questi giorni in questo cittadina si è svolto il cuore delle primarie americane, il GOP, l’assemblea conclusiva che decreta il vincitore delle primarie e dunque il candidato alla presidenza sponda repubblicana.

Illustration: Mark Marturello/The Des Moines Register
Illustration: Mark Marturello/The Des Moines Register

Il candidato in pectore era da mesi il miliardario Donald Trump, più famoso per le sue apparizioni in televisioni che per la politica. Molti analisti hanno descritto la sua discesa in campo un flashback del 1994 italiano. Sin da subito si è distinto per i toni forti e il livello dello scontro con i suoi competitor ha quasi oltrepassato i limiti del legale. Risultato? Alla convention non si è presentato nessuno dei suoi avversari tranne il senatore texano Ted Cruz.
Cruz era stato indicato come il possibile candidato prima della dirompente discesa in campo di Trump e lo si è potuto notare anche ieri sera. Se si dovesse eleggere un eroe della serata sicuramente la palma di vincitore andrebbe a lui.
Davanti a migliaia di fiancheggiatori del magnate delle torri Ted Cruz non si è piegato e ha invitato gli elettori a “votare secondo coscienza”.

Un affondo che vale una rivincita persona per lui ma che presenta alla nazione un partito repubblicano profondamente diviso. Decine le scuri mediatiche che sono calate sull’ex senatore che ha difeso il suo intervento confidando che non avrebbe mai potuto appoggiare una persona che aveva infangato il suo onore insultando sua moglie e suo padre.

Una posizione davvero scomoda che rovina la festa già annunciata per il candidato più odiato della storia degli Stati Uniti, il candidato che neanche i Repubblicani volevano ma che alla fine hanno appoggiato e nominato.

Dalla politica estera alla lotta all’immigrazione, la politica di Trump ha rotto gli schemi classici repubblicani facendo piombare il partito nel caos. La figura del magnate non è mai stata molto amata anche per la sua spettacolarizzazione della politica e la sua spinta populista.
Basti vedere la sua entrata in scena che molto ricorda il suo passato di ospite della WWE.

I primi sondaggi danno un testa a testa ma secondo Nate Silver, statistico e giornalista che indovinò la vittoria di Obama in entrambe le tornate elettorali, non ci sarà sfida con la Clinton e la leadership di Trump andrà in polvere. Lo scontro intestino al partito e l’appello di Cruz non hanno certamente aiutato a limare il gap con i Democratici.

Fonte: http://fivethirtyeight.com/
Fonte: http://fivethirtyeight.com/

 

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La sponda Democratica

Abbiamo analizzato come la situazione nella trincea Repubblicana sia tutt’altro che tranquilla ma dall’altra parte come stanno andando le cose?

Partiamo con un paio di punti di sintesi:

Illustration: Mark Marturello/The Des Moines Register
Illustration: Mark Marturello/The Des Moines Register
  1. Abbiamo un candidato unico: Hilary Clinton
    Dopo una controversa campagna elettorale che l’ha vista condurre sempre in testa con il terrore di essere superata dall’arzillo Sanders. L’ex First Lady praticamente portato a casa la nomination anche se sono diversi gli Stati che l’hanno tradita. La corsa è ancora lunga e si può recuperare il terreno perso.
  2. Il senatore del Vermont non si è fermato di fronte a nulla e ha continuato a dar battaglia fino alla fine. Diversamente da quanto ha fatto Cruz, ha deciso di sostenere la sua rivale contro il nemico Trump unendo i programmi con uno slogan nuovo: “Stronger Togeter”.
  3. I democratici devono vincere una partita non semplice essendo loro i padroni di casa ed avendo come spettro il governo Obama con un indice di gradimento altalenante nel tempo. La sfida è chiaramente aperta a qualunque risultato.

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Abbiamo di fronte dunque una situazione completamente diversa nella frontiera Democratica che forse fa presagire una più semplice vittoria. Ad alimentare il positive feeling in casa Clinton è la risoluzione della grana delle email. Di certo se diventerà presidente dovrà ricordarsi di usare il giusto account.

Per quanto riguarda l’agenda politica si profila una lunga campagna in continuità con le linee guida di Obama condita di alcune idee di sinistra, bagaglio del senatore del Vermont. La riforma sanitaria, la politica estera – con la lotta all’ISIS – e il rinascere della “questione razziale” sono sicuramente i temi più scottanti su cui si baseranno i prossimi mesi di campagna elettorale della Clinton.
In un confronto senza il partito unito a darle man forte probabilmente avrebbe visto una partenza meno lanciata della candidata democratica. Ora con l’endorsement di Bernie la strada è in discesa, almeno all’interno del partito.

I punti critici della sua nomination sono ben chiari agli analisti: l’essere stata First Lady di un presidente come Clinton – ricordiamo una certa Monica? – e il suo disastroso mandato da segretario della Difesa con Obama.

Una cosa è certa, all’ex first lady e al suo social team non manca l’ironia. Ecco il tweet con cui ha commentato in diretta l’annuncio di Cruz.

 

Single ladies – Melania vs Michelle

Concludiamo questa panoramica con la “sfida” che più ha infiammato i cuori degli americani in questa campagna elettorale: Melania Trump vs Michelle Obama.

Nessuno si aspettava uno scontro tra l’attuale First Lady e la prossima candidata a diventarlo ma ormai da un paio di giorni tutti ne stanno parlando. Per correttezza chiedo scusa se non cito Clinton come First Lady ma davvero non riesco ad immaginarmelo con le presine in mano e l’aspirapolvere dall’altra.

Il duello si è materializzato quando la rampante moglie, terza se i miei calcoli non sono errati, ha deciso di copiare l’intervento davanti alla convention dei Repubblicani da quello che Michelle Obama fece per suo marito Barack.

The end.
Centinaia di parodie e migliaia di filmati con le due registrazioni sono finiti sul web denunciando la clamorosa gaffe.

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Un bel colpo alla moglie del magnate che viene presentata come una diva ma non pochi hanno sottolineato come sia anche lei “un’immigrata slovena con il padre comunista”.

C’è da aggiungere altro?
La First Lady non si è preoccupata molto della sua rivale e si è concessa un carpool karaoke semplicemente memorabile.

Secondo voi chi vincerà?

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