Giornalismo e mafie

11 ottobre 1981. Giuseppe Fava.

“un giornalismo fatto di verità impedisce molte corruzioni, frena la violenza la criminalità, accelera le opere pubbliche indispensabili. pretende il funzionamento dei servizi sociali. tiene continuamente allerta le forze dell’ordine, sollecita la costante attenzione della giustizia, impone ai politici il buon governo.”

Il concetto etico di giornalismo.

Rivedendo la puntata di Porta a Porta di ieri sera mi sono ricordato di lui. I mafiosi vanno intervistati? Forse, ma per avere risposte, non per semplici spot. Vanno intervistati perchè solo con l’informazione si può davvero conoscere e far conoscere il vero volto della mafia.  Sono passati più di venti anni e il giornalismo è cambiato, o meglio, è cambiato chi fa giornalismo e sopratutto la definizione di giornalista.
Vespa ieri sera non è stato un giornalista. Anzi, non lo è mai stato.

La questione l’ha centrata in pieno il figlio di Giuseppe Fava, Claudio, che nel suo post su Facebook sottolinea bene come dovrebbere essere un’intervista e la grande differenza con lo spot pubblicitario di ieri sera. Già, proprio un bello spot.

Perchè Vespa è partito chiedendo della scuola, della famiglia, dell’infanzia. Ha continuato cercando di capire perchè Salvo Riina era stato definito “bastone della mia vecchiaia” dal padre, accontentandosi di un semplice “intendeva semplicemente avere un figlio che lo accudisse quando sarebbe diventato anziano”. Disarmante.
A questo punto, dopo la sviolinata iniziale ci si aspetterebbe almeno ora una svolta e invece?
Ecco la domanda sul 23 maggio. Su quella che fu una delle stragi più efferate del padre il figlio non si scompone, non fa una piega. Anzi, ammette di aver saputo dell’attentato al giudice e alla sua scorta da un barista in centro a Palermo durante un normale pomeriggio di maggio con gli amici.
Che poeta.
Un giorno tragico per l’Italia per lui è semplicemente un giorno normale. Arrivato a casa trova il padre Totò non si scompone davanti al telegiornale, lui non si fa domande di troppo e va bene così.
A questo punto Vespa inizia ad affilare i coltelli, la replica è pronta? No.
Passiamo al 19 luglio. Salto, altre immagini, altra strage. Risposta? Sua sorella che chiede al padre se si devono trasferire viene bollata come un commento bambinesco e non un’ammissione di conoscenza del ruolo del genitore nella strage. Però lui non giudica, anzi, ammette di non condividere le condanne al padre però non vuole dire una parola che sia una sui giudici. Non un tentennamento, non una parola fuori posto. Ecco però che arriva la domanda che tutti avrebbero voluto fare.

“Che cosa è per lei la mafia?”
“Non mi sono mai chiesto cosa sia la mafia. Può essere tutto o niente”.

Parole pesanti che andrebbero approfondite, andrebbe incalzato ma Vespa desiste, si accontenta di mezze risposte. Torna a piegarsi per un punto di share. Come se non bastasse si arriva al cuore dell’intervista: i valori. Salvo Riina dichiara di essere cresciuto con valori saldi, la tradizione la famiglia e per questo sarà sempre devoto a suo padre. Non è lui che deve dire se suo padre ha sbagliato, alla fine è suo padre.

Eccola, la parte più tremenda ed agghiacciante dell’intervista. Un figlio di un boss della mafia che sottolinea la sua appartenenza alla famiglia e fa capire di non temere lo Stato, anzi lo attacca. Lo fa criticando il sistema dei pentiti, ricordando con altre parole che sono infami. Lo fa infangando i testimoni di giustizia, dicendo che nessuno può accusare altre persone per un tornaconto personale. Un attacco frontale che i picciotti sicuramente stavano ascoltando come tante famiglie siciliane.

Non siate degli scassaminchia, siate mansueti come Vespa.
Questo l’avvertimento del capomafia.
Ora chiederete: è finita? No.

Tralasciando il siparietto sulla fidanzata che lo ha lasciato quando venne arrestato in pochi minuti arriva un altro attacco frontale alla giustizia, definendo esagerate le accuse ai Riina e condannando l’attacco mediatico nei loro confronti negli anni ’90. Da parte di Vespa però il nulla. Incassa i colpi come il peggior pugile e non vuole (perchè è palese la volontà poco belligerante dell’intervista) pungolare più di tanto.”Penseranno che il suo libro è reticente” tenta in extremis, ma ecco la pietra tombale su uno sciempio di intervista:

“io seguo il quarto comandamento”.
Onora il padre e la madre.
Onora.
Onorata società.
Mafia.

Con una semplice frase Riina piazza il colpo da novanta rivendicando la sua natura e il suo attaccamento alla Famiglia. Un insieme di termini che analizzerò con calma in un altro articolo. La semantica mafiosa si rafforza e quello che poteva sembrare già di suo un enorme errore, si trasforma in uno spot ancor più pesante per la compagine mafiosa.La trama è conclusa, Vespa prova a ricordare gli altri comandamenti ma senza successo. Quella che in teoria era già una gran minchiata è diventata una grandissima minchiata.

Ora mi chiedo: perchè Vespa ha intervistato Riina? 

Una domanda semplice che nasce però da lontano. Perchè non è la prima volta che nel suo salotto bene, la “terza camera”, si siedono esponenti mafiosi (politici e non).La spiegazione da lui data non regge, sappiamo ormai tutti la geografia della famiglia mafiosa, ci sono centinaia di libri che ce la raccontano e perciò non è un’intervista il mezzo per saperne di più. Perchè le accuse e le sue parole sono pensanti in periodo in cui diversi processi per mafia sono stati riaperti, uno su tutti quello sull’agenti di scorta Nino D’Agostino, queste parole possono essere lette come un manifesto per chi è rimasto.
A questa e ad altre domande spero che qualcuno (in primis la Rai di fronte alla commissione antimafia oggi pomeriggio) possa rispondere: in Rai non hanno idea della programmazione dei vari programmi per tempo? Dove era la commissione di vigilanza della Rai? Non credete che sapessero già da tempo questa cosa? Anche perchè credo che per intervistare Salvo Riina qualcuno abbia dovuto contattare e chiedere permessi. Ha fatto tutto Vespa in super segreto?
Se fosse davvero così allora non ci sarebbe molto da fare: licenziarlo e basta. Perchè non ha condiviso un contenuto che ha leso alla televisione pubblica. Se davvero erano contrari in Rai non credete che il tutto sarebbe stato fermato prima di andare in onda?
Adesso la polemica si trasferirà su altri livelli, oggi i vertici della Rai sono stati convocati dalla commissione antimafia e la Maggioni su Avvenire si è apertamente schierata contro l’intervista.
Perchè però tutto questo è arrivato poco prima e dopo la messa in onda? Perchè si è mosso tutto all’ultimo?
Credo sia importante non fermarsi alle semplici prese di posizione ma sia necessario fare domande. Perchè è finito il tempo di indignarsi e basta. Lo dobbiamo, alle vittime innocenti e ai loro famigliari.

Ps. Cari giornalisti, se volete davvero marcare la differenza tra voi e Vespa evitate di riprodurre l’intervista così come è ma commentatela e smontatela. Perchè siete un filtro, non siate semplici complici.

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